Il recupero di Palazzo D’Arco a Mantova

Nel 2016 il Palazzo D'Arco, dotato di pinacoteca ed archivio (articoli, quotidiani ed una raccolta di oltre 10.000 volumi) diventa un museo aperto al pubblico

Il Palazzo D’Arco

 

Il palazzo d’Arco è un notevole esempio di architettura neoclassica, rinnovato per la prima volta nel 1783, che si estende per ottomila metri quadrati e si affaccia sull’omonima piazza. Internamente è ricco di arredi d’epoca, lampadari e mobili originali, disegni, stampe e dipinti (più di 300 pezzi compresa la Sala dello Zodiaco interamente affrescata), libri (10.000 volumi, più riviste e quotidiani) e manoscritti pregiati, armi antiche di grande valore (60 pezzi), preziosi strumenti musicali e una notevolissima raccolta di ceramiche.

Dotato di pinacoteca, archivio, biblioteca e museo di famiglia è oggi diventato il più prestigioso Museo pubblico di Mantova gestito dalla fondazione d’Arco che si prende cura della conservazione del ricco patrimonio museale.

Il progetto di recupero

Il Palazzo d’Arco è stato restaurato, adeguato alle normative vigenti ed aperto al pubblico il 16 Aprile 2016, consentendo così ai visitatori di ammirare un patrimonio culturale di straordinaria ricchezza.

Tra gli obiettivi dichiarati dalla Fondazione c’era quello di rendere fruibile uno spazio capace di farsi racconto, grazie a tesori che sono espressione della storia naturalistica e documentaria, ma anche della musica, dell’arte e del costume.

In termini concreti ciò significa non solo offrire il suo meraviglioso percorso tra le collezioni, ma diventare straordinario spazio per la cultura.

In grado di accogliere, solo per fare qualche esempio, momenti musicali, conferenze, salotti letterari, esposizioni d’arte, eventi serali nel giardino romantico illuminato. Questo ulteriore salto di qualità è stato possibile soprattutto grazie alle opere di adeguamento impiantistico (realizzate dalle cantine alle soffitte ndr).

L’impiego di 3M™ Novec™ 1230 negli impianti antincedio

Per conseguire l’agibilità, oltre che per proteggere alcune prestigiose sale del palazzo, sotto l’attento controllo dei Beni Culturali, il progettista degli impianti tecnici del palazzo ha valutato la possibilità di installare un sistema a fluido estinguente di 3M Novec™ 1230 per proteggere alcune sale.

Dopo un’accurata serie di sopralluoghi, sempre sotto l’egida dei Beni Culturali, si è deciso dove installare il gruppo bombole e come proteggere le sale interessate.

Si è resa necessaria un’attenta valutazione del percorso tubazioni e del posizionamento degli ugelli di scarica, soprattutto per alcune sale dove, a causa della loro altezza, è stato installato un doppio livello di ugelli.

Il Novec™ 1230 in ambito archivistico e museale

 Altre particolari valutazioni sono state prese in esame allo scopo di evitare interferenze con quadri ed arazzi, attività che hanno reso necessari numerosi interventi di revisione dei calcoli idraulici. L’impianto è stato completato nel corso del 2015 ed il collaudo positivo è avvenuto recentemente con piena soddisfazione delle parti interessate.

Il fluido, oltre a garantire agli occupanti dell’edificio di evacuarlo in sicurezza con alti margini in base alla concentrazione specificata, non danneggia né carta né dispositivi elettronici, una volta scaricato su di essi.

Nello specifico, il fluido Novec™ 1230 non altera o rovina carta, tela di canapa o altri materiali simili, mantenendo inalterato tutto ciò che è stampato, disegnato, verniciato o scritto su tali materiali.

Il fluido antincendio evapora 50 volte più in fretta dell’acqua, consentendo che, ad esempio, un libro ne venga sommerso e in meno di un minuto sia già asciutto.

Per quanto riguarda le apparecchiature elettroniche, facilmente si dimostra che anche se completamente immerse nel fluido 3M™ Novec™ 1230 poi funzionano come prima.

Un’altra caratteristica importante di questo fluido è la sostenibilità. Infatti non danneggia l’ozono ed ha un bassissimo valore di GWP (Global Warming Potential: potenziale di riscaldamento globale), che è addirittura minore di 1 rispetto all’unità di riferimento della CO2 (Anidride Carbonica).

Per quanto descritto, il suo utilizzo può essere una valida soluzione sostenibile consentendo anche al raggiungimento degli obbiettivi annuali di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra nell’ambiente.
Gli ambienti museali e culturali sono un bene troppo prezioso che deve essere protetto, 3M™ Novec™ 1230  fluido antincendio è in grado di farlo.

La contessa che tanto amava la splendida dimora al punto da volerla lasciare alla collettività come museo, sarebbe orgogliosa dell’attenzione posta alla scelta sicura di un sistema di protezione dagli incendi affidabile e sostenibile.

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Il Palazzo d’Arco è stato restaurato, adeguato alle normative vigenti per rendere fruibile uno spazio capace di farsi racconto, grazie a tesori che sono espressione della storia documentaria, musicale, dell’arte e del costume.

La storia

La famiglia d’Arco è nominata per la prima volta in un documento del 1124 riguardante la costruzione del castello di Riva, dove si cita un “Fridericus de Archi”. Deriva dalla nobiltà tridentina di gruppo latino ed ebbe rapporti con il Barbarossa. Anticamente l’area del Palazzo d’Arco fu sede del Palazzo Regio, segno dell’autorità del monarca del Sacro Romano Impero, demolito a seguito dell’assassinio del vescovo. Alla seconda metà del Quattrocento risale il Palazzo dello Zodiaco di cui nel 1601 risulta possessore Alessandro Gonzaga. Una parte del palazzo fino all’angolo di piazza d’Arco apparteneva ai Chieppio.

Francesco Eugenio d’Arco eredita i beni della madre, la nobile Teresa Chieppio e decide di vivere stabilmente in Mantova, tra le mura del sontuoso edificio contiguo alla chiesa di San Francesco, assieme alla moglie Teresa Ardizzoni. Francesco Eugenio avrà l’onore di accogliere Leopold e Wolfgang Amadeus Mozart in occasione della loro visita a Mantova del 1769, durante la quale inaugureranno il teatro Bibiena. A Francesco Eugenio segue Giambattista Gherardo, uomo del secolo dei lumi. Nel 1783 il conte Giambattista Gherardo pensa di trasformare il palazzo di famiglia seguendo i dettami del neoclassicismo ispirato all’opera di Andrea Palladio e si rivolge all’architetto Antonio Colonna.

Il palazzo viene quindi rinnovato nell’attuale rilevante esempio di architettura neoclassica (1782-1792). Ai nipoti Luigi, naturalista, e Carlo, studioso d’arte e collezionista di opere d’arte e documenti, si devono l’origine del museo di famiglia e l’istituzione del Museo Civico. Francesco Antonio, ultimo maschio della casata, riceve un’ottima educazione che lo conduce ad essere sottosegretario agli esteri con Rudinì (1891) e dal 1896 senatore del Regno. Nel 1872 il palazzo viene ampliato da Francesco Antonio d’Arco raggiungendo così l’attuale complessiva estensione di ottomila metri quadrati.

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Le normative 2020 per la prevenzione degli incendi

Nel 2020 è stata redatta una nuova regola tecnica riguardante la prevenzione degli incendi in ambiente museale e culturale, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.183 del 22 luglio. Il D.M, redatto congiuntamente dal Ministero dell’Interno e dal MiBACT, approva la Regola Tecnica Verticale dedicata alla tutela degli edifici museali e culturali con i relativi beni conservati.

Nella sezione relativa alla gestione della sicurezza antincendio si individua il responsabile dell’attività e i compiti assegnategli, introducendo uno specifico paragrafo sulle restrizioni all’uso di alcune sostanze estinguenti in zone in cui è necessario evitare o limitare l’uso di acqua per minimizzare i danni ai beni tutelati in esse conservati.

Vista l’entrata in vigore della Regola Tecnica Verticale, uno degli agenti estinguenti più adatto in questo settore è sicuramente il 3M™Novec™ 1230 fluido antincendio, che non altera o rovina carta, tela di canapa o altri materiali simili, mantenendo inalterato tutto ciò che è stampato, disegnato, verniciato o scritto su tali materiali e non danneggia le apparecchiature elettroniche.